Come
si scrive nella musica da ballo ?
© 2009 Eugenio Del Sarto
Qualcuno
mi ha fatto questa domanda sapendo che mi occupo
prevalentemente di questo settore. Ho risposto: bene e
male. So che è molto semplificativo ma è quello che avrei
risposto, per quanto ne possa sapere, anche se mi avessero
chiesto come si scrive nella dance music, nel latino
americano, nel rock, nella house, nella musica sacra, ed in
qualunque altro settore specifico della musica leggera.
Se, invece, avessero voluto sapere come è cambiato il modo
di scrivere da 20, 30 anni ad oggi, il discorso sarebbe
stato diverso.
Innanzitutto 30 anni fa i brani per le orchestre di liscio
erano prevalentemente suonati. Risalgono infatti a quel
periodo valzer, polke e mazurke che sono entrate, e tuttora
resistono, nel repertorio di almeno un paio di generazioni
di fisarmonicisti, clarinettisti e saxofonisti e
probabilmente ci resteranno per chissà quanto tempo ancora.
Oggi, oltre al sempre crescente repertorio
latino-americano, vi è sempre meno richiesta di ballo
liscio tradizionale, salvo alcune zone della Romagna e del
Piemonte ( non per niente il vero liscio è nato in queste
due regioni e non me ne vogliano gli amici Piacentini). Nel
repertorio delle orchestre ci sono sempre più canzoni. Le
percentuali si sono invertite. Quindi il cambiamento
principale è stato questo: Prima si componevano più brani
suonati, oggi si compongono più brani cantati.
Quando nel 1981, ormai quasi trent’ anni fa, Roberto
Rangone ed io scrivemmo SUONA CHITARRA che è ancora oggi
una delle canzoni più eseguite dalle orchestre da ballo,
nell’ ambiente del liscio si componeva soprattutto per
fisarmonica, violino, clarino. Solo la Grande Orchestra del
Maestro Casadei aveva già inserito, nel suo repertorio
tradizionale strumentale, dei brani cantati ma si trattava
comunque di valzer, polke e mazurke, sempre rivolte al
pubblico che voleva ballare e che , comunque, avevano già
raggiunto nientemeno che il palcoscenico di San Remo. Da
allora si cominciò a valorizzare il cantante dell’
orchestra. Negli anni sono quindi emersi oltre ai mitici
cantanti dell’ orchestra Casadei, del maestro Borghesi, di
Castellina-Pasi, nuovi personaggi (non faccio nomi per non
dimenticarne qualcuno ma sono tutti miei ottimi amici) che
hanno dato un volto alle orchestre. E’ per questo che
ancora oggi le orchestre si identificano soprattutto con il
cantante o la cantante e non più con il bravo strumentista.
La sempre maggiore richiesta di brani cantati ha fatto sì
che ogni orchestrale iscritto alla Siae abbia giustamente
pensato di scrivere, scrivere e scrivere non sempre con un
accettabile riscontro in termini di diritti d’ autore. In
fondo quando una canzone diventa un successo e la si vuole
analizzare e si vuole cercare a tutti i costi la formula di
tale successo, la prima cosa che salta all’ orecchio è l’
originalità cioè quello che prima non c’era ed oggi c’è. In
questi anni ho sentito centinaia di canzoni inneggianti a
chitarre che suonano, preghiere rivolte a Santi e Madonne
di tutti i tipi, disgrazie di ogni genere tipo torri
crollate e tzunami vari ed ultimamente si sono riesumate
anche mamme prematuramente defunte e nonne improvvisamente
ringalluzzite dai nuovi balli di gruppo e rivolte ad un
rinverdita giovinezza. Mancano all’ appello gli zii ma sono
certo che dopo questo suggerimento qualche collega colmerà
il vuoto. Inoltre noto sempre un maggior distacco dal gusto
popolare come se l’ autore scrivesse per sé stesso e non
per gli altri dimenticando che alla base di qualunque
business musicale, sia legato alle orchestre, sia orientato
al mercato più vasto, quello che serve è una buona canzone
abbinata ad un personaggio giusto, tutto il resto pur
necessario non è indispensabile. Abbiamo avuto la prova al
recente Festival di San Remo. Ai primi posti delle vendite
di dischi (ancora purtroppo striminzite), delle presenza
televisive ed, a quanto mi risulta, anche dei favori delle
cantanti delle orchestre da ballo , cosa non da poco conto
che si tradurrà in alcuni buoni semestri di Siae , troviamo
Arisa con la sua “Sincerità” che pur ricordando tanti
motivetti del passato per questi tempi è una cosa nuova che
darà i suoi bei frutti. Ora sarebbe inutile seguire il
filone e scrivere quel tipo di canzone perché c’è già,
tutto qui. Tanti scrivono canzoni per avere molti brani in
repertorio (che vengono eseguiti solo da loro) dimenticando
che una sola buona canzone anche se è di un altro autore e
senza volere a tutti i costi firmarla, fa cambiare di colpo
la notorietà ed il cachet dell’ orchestra. E scusate se è
poco !!! Quindi anche oggi, se posso condensare un parere,
non mi sembra possa scostarsi molto da quello iniziale. La
musica si è sempre divisa in musica bella e musica brutta,
originale e scopiazzata. Come si scrive oggi nella musica
da ballo? Bene e male, come sempre. Appuntamento alla
prossima puntata e chi non beve con me, peste lo colga !!!